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Ci puoi scrivere un libro su Zio Francesco, la baracca del telegrafo e la spiaggetta antistante ormai ha preso quel nome, la chiamiamo tutti Zio Francesco.

Zio Francesco, il pescatore dell'Isola Piana.



Zio Francesco era un pescatore di Alghero che d'estate andava a vivere all''Isola piana, nel casotto a fianco della cabina elettrica.

Aveva una specie di piccolo gozzo verde con un vecchio motore fuoribordo, ricordo che questo motore aveva il gambo molto lungo, Zio Francesco calava i palamiti e poi vendeva il pesce, credo lo vendesse all'albergo di Rocca Ruja, o a chi lo volesse comperare..

Io me lo ricordo dalla fine degli anni 60, inizio anni 70. Essendo io nato alla fine del 1961 ero troppo giovare per ricordarmi troppo della mia vita antecedente ai 7 o 8 anni ma credo che lui venisse all'isola piana ancora prima, ho cercato info su internet senza molta fortuna.

Noi campeggiavamo nei dintorni della pelosetta (la spiaggia che nel 2017 si chiama "il Gabbiano").

Ogni tanto quando vedevo la sua barchetta ormeggiata, facevo la traversata a nuoto e lo andavo a trovare e lui mi faceva promettere che non avrei mai + attraversato perche' era pericoloso! Probabilmente si voleva parare il culo nel caso che qualche motoscafo mi avesse travolto e magari i miei genitori avessero detto che io ero solito andare a trovare lui.

Questa paura gliel'ha tolta mio padre nel suo solito modo, dicendogli che lui sapeva che se mi avesse travolto qualcuno, la colpa sarebbe stata solo ed esclusivamente mia e lui in quanto mio genitore sarebbe stato il responsabile ma "siccome io ero selvatico" non c'era niente che si potesse fare. Anzi gli ha pure detto che se arrivavo li senza il palloncino di segnalazione, mi poteva sculacciare.

Ricordo che Zio Francesco mi ha guardato pensando che mio padre era matto, ma io sapevo che lui lo faceva per responsabilizzarmi. E naturalmente sapevo se qualcuno mi avesse travolto non era questione di chi fosse la colpa ma del fatto che sarei morto! E sapevo pure che ci mettevo un paio di minuti ad attraversare e non esiste che un motoscavo riesce ad arrivare a me in un paio di minuti quindi erano i soliti discorsi degli adulti che cercavano di responsabilizzarmi, specialmente mio padre che era maestro e che parlava in quel modo dicendo una cosa ma intendendone un altra.

Zio Francesco quando lo incontravo da solo senza altri adulti era una fonte di informazioni, un vero spasso, ad esempio che se tu non ti innervosisci quando le vespe ti si appoggiano addosso, loro non ti pungono e puoi anche dargli pezzi di anguria e ti si poggeranno sulla mano senza nuocerti.

Se tu ti dimostri nervoso e ti agiti, gli trasmetterai il TUO nervosismo e quindi potrebbero diventare pericolose e pungerti ma se lo fanno non e' colpa loro ma tua che le hai trasmesso il tuo nervosismo.

Questa per un ragazzino di 8 o 9 anni e' stata una rivelazione, questo insegnamento mi e' servito altre volte nella vita, infatti lo stesso modo di comportarsi lo si puo' applicare a qualsiasi animale, siano essi gatti, cani, nutrie, falchi, serpenti, topi ecc ecc

Anzi ricordo di una donna che vive da sola in Siberia e trovandosi di fronte un Grizzly di 2 metri e mezzo, lei si e' messa a cantare una dolcissima ninna nanna e l'orso se ne ando' senza farle male.

E funziona anche con gli esseri umani. A volte mi e' capitato di incontrare lo sguardo di qualcuno magari anche in una parte poco raccomandabile di una qualsiasi grande citta' che ho visitato, Amsterdam, Londra, Berlino, Parigi, Napoli..Venezia a volte senti lo sguardo fisso di qualcuno che aspetta il tuo sguardo. E quando tu che ti senti lo sguardo addosso, nell'attimo che incroci il loro sguardo gli fai un bel sorriso, il 90% dei casi ottieni un sorriso indietro. E' un po' come spiazzarli, specialmente in quelle situazioni dove uno sguardo sbagliato puo' innescare qualcosa di poco piacevole.

Ma non e' finita, non e' solo in momenti di pericolo che questa cosa e' efficace, ad esempio in aereoporto o all'ufficio informazioni o anche quando si vuole chiedere informazioni ad un vigile o a qualcuno in un posto a noi estraneo, se nell'attimo che guardate la persona vi accendete di un sorriso genuino, non del tipo che sorridete a tutti ma del tipo che e' stato il *vedere loro* che vi ha fatto illuminare il viso, allora vi tratteranno meglio che se li guardate con la faccia da depresso, ecco.

E da qui.. si arriva al capire, da quella lezione di Zio Francesco all'isola piana con le vespe, che se sorridi al mondo, il mondo sorridera' a te. It is as simple as that.

Non ricordo molto altro di lui, ero troppo piccolo e poi alla fine mi han proibito di fare la traversata e quindi se ci andavo era solo con mio padre in gommone e Zio Francesco era un po' diverso quando c'erano gli altri adulti e parlava con loro da adulto, tante cazzate spesso illogiche che io non capivo tanto bene.

Tra adulti c'e' sempre il pericolo che a dire le cose, si passa per colui che vuole insegnare quando nessuno glielo ha chiesto, ma un vecchio pescatore con tanta esperienza e un ragazzino selvatico di 8 anni non hanno di questi problemi.

Un evento importante di cui mi ricordo ancora bene era della pena e tragedia di quando gli hanno rubato il palamito. I pescatori tradizionali di solito usano le reti ma lui usava palamiti, che io ho sempre ritenuto un sistema piu' pulito ed avanzato. Ebbene era molto dispiaciuto e ricordo che mi spiego' che come mia madre aveva il suo negozio di abbigliamento, lui aveva il suo palamito e avendogli rubato il palamito, per lui era lo stesso danno che se avessero rubato il negozio a mia madre. E li' mi ha colpito la magnificenza di quanto fosse grande il danno per lui.

Ricordo anche che ho pensato che lui fosse piu' piccolo di mia madre, nel senso che un palamito valeva meno di un negozio, ma ricordo anche che mentre altri avrebbero avuto riservatezza nello spiegare queste cose agli altri, se non altro per quell'orgoglio a cui devi rinunciare nell'attimo che le spieghi, che ti denudi di fronte a loro per far capire esattamente quanto la tua perdita sia importante per te, e non importa se loro valgono 2, 3 mille volte quello che vali tu, non importa. La tua perdita per te e' grande tanto quanto lo sarebbe per loro se loro perdessero il loro mezzo di sostentamento e non importa se per spiegare questo valore, tu devi svuotarti le tasche per fare vedere che dentro non c'e' rimasto nulla.

Questo un altro insegnamento che ho incorporato nel mio modo di essere grazie a Zio Francesco e soprattutto nel mio modo di vedere altri, il mio metro per capire la gente non e' influenzato da quanto essi siano riusciti ad ammassare ma dai problemi reali che li affliggono, insomma la perdita dello sgabello del lustrascarpe non e' un danno inferiore ad un Onassis che perde una flotta di petroliere, anzi Onassis molto probabilmente sara' assicurato, mentre il lustrascarpe dovra' procurarsi uno sgabello nuovo se vuole continuare a guadagnarsi da vivere .

Non solo. Andando avanti nella vita ho spesso pensato a questo esempio che lui mi fece e alla devastazione che provai quando capii il danno subito. Il suo palamito per lui era tanto importante quanto il negozio per mia madre. Anche se era molto piu' piccolo, era il suo modo per sostenersi in questo mondo.

E ho sempre cercato di tenere in mente questa lezione, che a volte per fare capire certe cose alle persone, bisogna spiegargliele in un modo a loro accessibile, non tutti hanno il bagaglio di conoscenza che abbiamo noi, specialmente i piu' giovani e quindi come spesso faceva lui, bisogna fare spazio e prendere tempo e non avere fretta e capire un qualcosa con cui l'interlocutore sia familiare e da li' prendere lo spunto per un esempio, una metafora che colmi la distanza, che aiuti a riempire la distanza.






RISORSE IN QUALCHE MODO IN TEMA CON QUESTA PAGINA

 Zio Francesco (a destra) nel Marzo 2014 Zio Francesco che rema nel Marzo 2014

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